Il menù di San Valentino




10 febbraio 2016


Buongiorno cari amici, ecco arrivato il mercoledì di IDEA MENU', oggi dedicato a San Valentino: festeggiate comunque, tutti abbiamo qualcuno o qualcosa da amare ;)






Qui ci sono le nostre proposte.


L'antipasto è da Tania:  crema afrodisiaca di avocado 


Il secondo è da Linda: gamberoni all'arancia 

Il dolce è qui: tiramisù variegato al cognac con le pere    


Di sicuro il cioccolato è afrodisiaco, ma comunque se preparate una bella coppa di tiramisù, la mettete al centro del tavolo e con due cucchiaini, voi e il vostro amore, pescate nella crema guardandovi negli occhi, il gioco è fatto!






TIRAMISU’ VARIEGATO AL COGNAC CON LE PERE

2 pere
100 ml di vino bianco dolce
80 g di zucchero
250 g di mascarpone
180 g di panna
2 tuorli
1 cucchiaio di zucchero a velo
60 g di cioccolato fondente
100 g di biscotti pavesini
1 cucchiaio di cognac
cacao amaro

Riunite in una casseruola 200 ml di acqua, il vino e lo zucchero, portate a bollore, quindi abbassate la fiamma e aggiungete le pere pulite e tagliate a metà. Fate cuocere per una decina di minuti, quindi spegnete e fate raffreddare nello sciroppo. Montate il mascarpone con la panna, i tuorli e lo zucchero a velo. Dividete il composto in due e aggiungete ad una metà il cioccolato ridotto a scagliette. Sgocciolate le pere e affettatele. Filtrate lo sciroppo, aggiungetevi il cognac e bagnatevi i biscotti. Quindi disponete a strati, in una ciotola trasparente o nei bicchieri monoporzione, biscotti, crema bianca, biscotti, pere, crema al cioccolato, pere. Fate rinfrescare in frigo per qualche ora. Prima di servire spolverate con il cacao amaro.





AUGURI A TUTTI!




Gamberi con cipollotti in salsa di soia e Xi'an




9 febbraio 2016

L'Abbecedario Culinario lega ogni lettera dell'alfabeto ad una città rappresentativa di una nazione, la mia lettera è la X di Xi'an e oggi arriviamo proprio in questa bellissima città.



da abcincucina



16 agosto 1997

Il treno ci lascia a Xi'an a metà mattina e dopo aver depositato i bagagli in hotel andiamo subito in giro. Visitiamo la Grande Pagoda dell'Anatra Selvatica. 




Il posto è suggestivo e molti sono qui per pregare, però c'è anche tantissima confusione e non ho più voglia di "gruppo". Ammicco a Patti, che capisce al volo, e scappiamo via. Siamo nella parte nuova della città, camminiamo per bei viali, con traffico e grandi ed eleganti palazzi. Ma basta girare un angolo e si fa un salto indietro nel tempo: un mercatino di uccelli, altri piccoli animali e piante, bonsai, un sarto che cuce per strada, fuori della sua botteguccia, e poi un altro angolo e davanti a noi c'è la Piccola Pagoda dell'Anatra Selvatica. Qui non ci sono quasi turisti, il posto è davvero raccolto e molto tranquillo: le persone pregano il Budda e accendono bastoncini d'incenso, il profumo ci avvolge e ci stordisce un po'. 




Uscendo ci appollaiamo su un muretto a bere una coca... Poi proseguiamo per la Torre della Campana e poi per quella del Tamburo. C'è tantissima gente per le strade, a piedi e in bicicletta, di tutte le età, i ragazzi sono allegri e spesso ci fermano e chiacchierano con noi in inglese dandoci molte indicazioni e raccontandoci della città. Ci piace, ci sentiamo accolte e coccolate. 


immagini dal web


Sperperiamo anche un bel po' di quattrini in negozi eleganti e pieni di cose belle e cariche di pacchetti peggio che a Natale andiamo in cerca di un ristorante per la cena. Entriamo in uno attirate dalla scritta "welcome" sul tappetino, ma nessuno parla inglese e il menù è solo in cinese. Ma il cameriere ci porta in cucina e così scegliamo la nostra cena: riso e verdure, pollo in salsa di soia, gamberi con cipollotti. La nostra cena arriva velocemente, cucinata in un attimo: sapori delicati e cibi disposti elegantemente nel piatto. Poi disegno un cono su un tovagliolo e davanti a noi si materializzano due gelati! Beviamo vino, leggero, ma gradevole. Torniamo all'hotel con un taxi che ci chiamano dal ristorante: i camerieri ci scortano, portandoci i pacchetti, come in una favola. La Cina stasera ci ha accudito come una tata buona e ci ha dato il bacino della buonanotte!

17 agosto 1997

Attraversiamo una campagna coltivata a melograni e alberi da frutta diretti alla tomba di Qin Shi Huangdi per visitare il famoso esercito di terracotta. E' uno spettacolo unico: le sculture sono disposte in ordine di battaglia, ufficiali e soldati armati di lance e spade o alla guida di carri trainati da cavalli. Ogni testa presenta espressioni differenti, ogni viso è diverso. La tomba fu costruita in 36 anni, sotto terra e rinforzata con colonne, muri ed un soffitto di legno per sostenere il monticello di terra sovrastante. In molti punti il tetto è crollato, rovinando addosso alle sculture che dovranno essere restaurate. Del resto parte della tomba deve ancora essere scavata. L'impressione che provo è violenta: l'esercito silenzioso marcia obbediente per proteggere il sonno dell'Imperatore e si schiera in ordine di battaglia contro la nera signora con la falce. Nella mente resta il sorriso distaccato di questi soldati che vegliano da più di 2000 anni il riposo eterno del figlio del cielo.


immagini dal web


Ed ecco la ricetta.






GAMBERI CON CIPOLLOTTI E SALSA DI SOIA

500 g di gamberi già sgusciati
4 cipollotti bianchi
1 cucchiaio di salsa di soia
1 pezzetto di zenzero fresco
2 cucchiai di vino dolce
olio
1 cucchiaino di zucchero


Pulite i cipollotti e tagliateli a metà per la lunghezza. Rosolateli in uno wok con un po' d'olio e quando saranno coloriti unite i gamberi e lo zenzero tritato. Bagnate con il vino e la salsa di soia, aggiungete lo zucchero e fate caramellare qualche istante. Servite subito ben caldo.





Sapete a cosa servono quei piccoli pettini che compaiono nella foto? A pettinare le barbette dei cinesi, quelle lunghe e sottili, che adornano soprattutto il mento degli anziani.

Vi aspetto con le vostre ricette e per le altre puntate :)




LIGHT & TASTY: cavoli, cavoletti, cavolfiori, broccoli, verza......e chi più ne ha più ne metta!




8 febbraio 2016


Buongiorno a tutti, eccoci come ogni lunedì con la rubrica LIGHT & TASTY, oggi dedicata alle brassicacee, sì perché tutte le possibili varietà di cavolo appartengono a questa famiglia.
C'è anche un'altra novità perché da oggi viaggia con noi LICIA, a cui diamo il benvenuto!




Tutti i cavoli hanno alti contenuti in fibre, minerali (soprattutto ferro e calcio), vitamine (soprattutto A e C) e acidi grassi omega 3 e omega 6. Contengono inoltre molta acqua e sono davvero poco calorici, forniscono infatti circa 20 kcal ogni 100 g.
Hanno proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e disintossicanti, sono utili nella prevenzione dei tumori, aiutano il sistema immunitario, abbassano la pressione sanguigna e perciò proteggono cuore e arterie. 




Allora ecco le nostre proposte.



Carla:  insalata di broccolo romano e merluzzo 




Elena: pasta con broccoli acciughe e pane tostato 



L'insalata che ho preparato è davvero semplice ma molto saporita; potete usare il cavolo che più vi piace e potete sostituire il merluzzo con il baccalà, se vi piace più decisa, o con il nasello, se la volete più delicata.





INSALATA DI BROCCOLO ROMANO E MERLUZZO

1 broccolata
400 g di filetti di merluzzo
1 manciata di capperi
olio EVO, sale

Pulite la broccolata e fatela lessare in acqua salata, tenendola al dente. Cuocete al vapore i filetti di merluzzo. In una insalatiera mescolate la broccolata e i filetti sminuzzati, unite i capperi, condite con l'olio e regolate il sale. Servite fresco.






Buona settimana a tutti, alla prossima!

Pasta con maiale e verdure e altri racconti sulla Cina




4 febbraio 2016

Il viaggio continua...


11 agosto 1997

Quando ci svegliamo, il treno sta attraversando una zona desertica, siamo alle propaggini del Gobi, non c'è proprio niente fuori dai finestrini, una noia mortale... e scesi dal treno ancora per deserti: la pianura dello Shulehe sembra il paesaggio di "The day after"! Poi finalmente siamo a Dunhuang, una cittadina molto carina. Dritti sparati all'albergo e dritti sparati nelle docce, poi ripuliti e riconciliati con il mondo andiamo a cena. In centro città c'è il mercato, di sera è chiuso ma nella piazza antistante è pieno di carrettini attrezzati per fare da mangiare. Davanti a ciascuno ci sono tavoli e panchette. La cena è a base di pasta fatta sempre con acqua e farina, ma simile per forma alle trofie liguri e condita con verdure e maiale. Poi il rito della cena si conclude in un'altra parte della piazza, dove ci sono molti piccoli bar. Ci accomodiamo su poltroncine basse e ci servono il the, che è più che altro un infuso contenente anche fiori profumati e frutta secca. Si sente musica, la gente intorno è allegra e chiacchiera, più lontano degli uomini giocano alla morra... cinese, ovviamente!

12 agosto 1997

Gita alle Grotte di Mogao, 492 caverne scavate da monaci buddisti fra il 366 e il 1277, epoca della conquista mongola. E' uno spettacolo unico al mondo, come sfogliare un libro illustrato che mostra quasi mille anni di sviluppo artistico cinese e centroasiatico. In molte grotte vengono rappresentati i Budda del passato, del presente e del futuro circondati da discepoli e da Bodhisattva, deità della misericordia, e protetti dai guardiani, le divinità demoniache tutelari. Il Budda ha sempre lunghe braccia, grandi mani con quattro falangi per dito, orecchie allungate dal peso degli orecchini, il terzo occhio rosso sulla fronte, gli occhi socchiusi, un sorriso ieratico; le mani in atteggiamenti a noi sconosciuti, flessuosi e gentili, densi di significati. In altre grotte sono raffigurati spaccati di vita con processioni di donne e scene di corte o contadini chini nella fatica di tutti i giorni, qualche piccola leggenda riguardante personaggi immaginari o il Budda. Il grande Budda dormiente che entra nel Nirvana resta agganciato alla mia mente ubriaca di colori e immagini, che si lascia cullare dal volo degli stupendi angeli donna, che volano con nastri al posto delle ali, le delicatissime apsara!




A Dunhuang si ricongiungevano la pista nord e quella sud della via della seta; questa città era stata fondata all'epoca dei continui scontri dell'impero cinese con i vicini settentrionali intorno alla metà del II° secolo a.C. A quel tempo la Grande Muraglia venne ampliata verso occidente con il sacrificio di molte vite umane e Dunhuang costituì l'ultimo avamposto, dopo la barriera della Porta di Giada, dove uomini e merci lasciavano il ben protetto suolo cinese per inoltrarsi in un territorio battuto dai nomadi.

Anno dopo anno, sia sul Fiume d'Oro che alla Porta di Giada,
giorno dopo giorno, prendiamo le nostre fruste e cingiamo le nostre spade. 
Nelle bianche nevi di tre primavere abbiamo sepolto i nostri compagni
in verdi fosse d'esilio, dove, per oltre diecimila li, serpeggia il Fiume Giallo
tra i Monti Neri.
(Lu Chu Yung, poeta cinese del IX° secolo)


Per noi che facciamo il cammino a rovescio, essere qui significa entrare nella vera Cina, quella con 4000 anni di storia, con le sue miserie e i suoi splendori.

14 agosto 1997

Siamo ancora in treno nella pianura del Fiume Giallo: il colore ocra del fiume, il grigio del cielo piovigginoso, i verdi tenui delle coltivazioni creano un paesaggio senza forti contrasti, sembra fotografato con un filtro seppia. Un'immagine uguale a quella di cinquant'anni fa.




15 agosto 1997

Siamo al monastero di Labrang, costruito nel 1710, uno dei più importanti e grandi voluti dalla setta del Cappello Giallo. Ne visitiamo alcune parti con un monachino che ci fa da guida. Ci sono statue del Budda, alcune con più teste sovrapposte a rappresentare l'ascesa  dello spirito o disposte a semicerchio a rappresentare la conoscenza. In una parte del tempio ci sono gli stupa, cioè dei reliquiari o ex-voto: sono a forma di piramide sormontata da una parte conica a rappresentare il Monte Meru, in pratica l'Olimpo lamaista. Al di sopra di questa è collocata una parte slargata che indica il Nirvana, alla quale sono fissati numerosi nastri, le vie che portano al Nirvana. Fuori da un piccolo tempio ci sono invece dei grandi rulli, detti "preghiere": farli girare equivale a recitare una preghiera. Seguiamo anche una riunione di monaci in una grande stanza del tempio maggiore: uno intona un canto e gli altri seguono tutti insieme. Non è un canto come i nostri, è più una nenia, che ha il fascino delle cose che non si capiscono ma che parlano direttamente al cuore e alla mente in un linguaggio universale di pace. 




Torniamo in città in attesa di prendere l'ennesimo treno. Andiamo a cena e poi per ammazzare il tempo ci infiliamo in un cinema. Danno "Il coraggio della verità" con Denzel Washington, che naturalmente parla cinese! Il cinema è gratis, i cinesi arrivano con dei sacchettini, si portano la cena; magari hanno passato una giornata di lavoro faticoso, sono venuti qui a rilassarsi. Ma chissà com'è davvero questa umanità che mi circonda con la quale non c'è modo di comunicare quasi nemmeno a gesti. Spesso però ti regalano sorrisi disarmanti.
Ma è già ora di prendere il treno...


Ecco le trofie di Dunhuang!







PASTA CON MAIALE E VERDURE 

350 g di pasta fresca
200 g di lonza di maiale
2 peperoni gialli
2 cipollotti freschi
1 pezzetto di zenzero fresco
olio, sale
salsa di soia
salsa agrodolce

Tagliate la carne a fettine sottili e poi a striscioline. Pulite i cipollotti e affettateli. Pulite i peperoni e tagliateli a cubetti. Scaldate l'olio in uno wok, unite i cipollotti e quando saranno coloriti, aggiungete i peperoni e lo zenzero grattato. Portate a cottura unendo l'acqua necessaria. Quando i peperoni saranno teneri, unite la carne e fatela dorare. A fine cottura unite le salse. Intanto cuocete la pasta in acqua leggermente salata. Scolatela e saltatela con le verdure e la carne, servite subito.





Ricordate che sono l'ambasciatore della Cina per l'ABBECEDARIO CULINARIO MONDIALE e che aspetto le vostre ricette, se vi farà piacere unirvi a noi. Lasciatemi i link a questo POST, grazie a tutti :)




To be continued...

L'ITALIA NEL PIATTO: ecco le novità!





2 febbraio 2016

Buongiorno a tutti! Da oggi nelle cucine dell'ITALIA NEL PIATTO ci sono grandi novità. Infatti proprio oggi vi annunciamo il tema del mese ma non pubblicheremo le nostre ricette. Queste verranno scaglionate da domani fino al 26 del mese; inoltre tutti potrete partecipare con ricette regionali che rispettino il tema mensile, cioè le verdure invernali.




Le regole per partecipare sono le seguenti:

- le ricette devono essere della tradizione della vostra regione ma anche di un'altra alla quale siate per qualche ragione affezionati

- dovrete pubblicare le ricette sul vostro blog dal 2 al 26 del mese secondo il tema stabilito, che verrà sempre comunicato il giorno 2

- possono essere anche ricette già pubblicate

- dovrete fare un post nella pagina facebook appositamente creata; per questo mese la pagina è quella dell'Evento#VerdureInvernali; il post dovrà essere accompagnato da una foto del piatto realizzato e dal link al vostro blog

- nel testo del post dovrete scrivere con hashtag #VerdureInvernali

- sono ammesse piccole variazioni rispetto alle ricette tradizionali e potrete partecipare con più di una ricetta


Avrete la possibilità di ottenere una condivisione sui social, sulla pagina facebook e alla fine del mese sul blog L'ITALIA NEL PIATTO. La foto della ricetta migliore sarà pubblicata sulla copertina della pagina del mese successivo.

Se avete qualche dubbio potete controllare sul nostro BLOG e trovare altre indicazioni.

Vi aspettiamo numerosi e in bocca al lupo a tutti!

Tagliolini alle verdure e la Cina dell'Abbecedario Culinario Mondiale




1 febbraio 2016

Il passaggio da un'epoca medievale alla modernità si traduce in una evoluzione che richiede tempi lunghi. La Cina, che conta secoli di civiltà, le cui spoglie sono ben visibili anche oggi, proprio per il suo passato, ha accorciato fortemente i tempi raggiungendo traguardi grandiosi e non sembra che voglia rallentare il suo ritmo competitivo con i paesi più avanzati del nostro pianeta. Ho avuto la ventura di trascorrere una ventina di giorni in quell'immenso paese nel periodo in cui, salvo eccezioni, la miseria dominava incontrastata ed ovunque visibile.
Quello che vi racconto è successo una trentina di anni fa...

Così scrive il mio carissimo amico Francesco in un libro dedicato all'Oriente (Francesco Favati, Impressioni d'Oriente, Universal Book srl) e spero proprio che gli faccia piacere che usi le sue parole per introdurvi alla CINA di cui sono ambasciatore per l'ABBECEDARIO CULINARIO MONDIALE fino al 21 febbraio. Del resto dieci anni dopo anche io sono approdata in questo immenso paese, su un itinerario diverso da quello che ha percorso Francesco, perché io sono andata sulle orme di Marco Polo, sulla via della seta, arrivando da Samarcanda, diretta a Pechino attraverso i deserti. 
La Cina è un paese vastissimo, più di 9.700.000 kmq, con quasi 1 miliardo e mezzo di abitanti, con chilometri di coste, migliaia di isole, immense pianure, inospitali deserti,  fiumi lunghissimi e le montagne più alte del mondo.
Quella che vi racconterò sarà proprio la Cina che ho visto nell'estate del 1997, sperando di riuscire a trasmettervi la meraviglia che ha suscitato in me visitarla.
Allora partiamo!


5-7 agosto 1997

Quando la sveglia suona, alle 4 del mattino, è buio pesto, mangiucchiamo qualche biscotto a lume di candela e poi lasciamo le nostre yurte: nella tenue luce dell'alba Naryn (Kirghizistan) pare un presepe. Ammassati su un piccolo bus saliamo per la strada del Torugart Pass.




Questo valico si trova nella Catena del Tien Shan a 3752 m di altezza. La strada è infame, spesso sterrata, perché d'inverno qui gela tutto e l'asfalto letteralmente si spacca senza che poi nessuno lo ripari, e comunque anche in questo agosto fa un freddo cane! Su un lato della strada ci segue un doppio filo spinato elettrificato messo dai russi e tuttora controllato. A meno di 100 km da qui c'è la valle di Fergana dove vivevano i cavalli del Paradiso, che, nel 138 a.C., l'emissario dell'imperatore andò a cercare perché erano i più adatti alla marcia, avendo zoccoli durissimi, in un'epoca in cui la ferratura non era praticata. Finalmente arriviamo al confine kirghizo, dove passiamo tre ore a farci schedare, scrutare, vistare... finalmente ci danno l'ok e ci catapultiamo su un altro bus che ci porta al confine cinese dopo un tratto di terra di nessuno. E qui un altro parto podalico: controllo bagagli, cioè proprio apertura e minuziosa indagine (siamo 23 persone e non la finiscono più), e infine controllo passaporti. E poi a rotta di collo lungo i 60 km che ci separano da Kashgar, per paesaggi che si fanno via via più verdeggianti e abitati.




Kashgar, come molte città cinesi, vive un forte contrasto fra la parte moderna e la parte vecchia. Nella parte vecchia c'è un incredibile bazar, dove tutto è odore e colore e dove riemergono mestieri da noi ormai dimenticati. Ma accanto al fabbro e allo stagnino, c'è quello che vende TV e computer e vicino all'uomo che arriva sull'asino c'è quello col cellulare. Ci sono mongoli, uyghuri, kirghizi, cinesi, donne velatissime e ragazze in minigonna, bambini scalzi e quasi nudi che giocano con palloni di stoffa, in una contraddizione continua e affascinante. 




Kashgar è molto vicina al tetto del mondo, l'altipiano del Pamir, dove andiamo a fare una giornata di escursione. Dalla città si percorre la strada che va in Pakistan attraverso il Khunjerab Pass, che, dopo un tratto attraverso villaggi e pioppeti, costeggia l'estremo lembo del Taklamakan, uno dei deserti più inospitali della terra. Da lontano, avvolti in una nebbiolina fine, compaiono i contrafforti del Pamir. Il Pamir, il Karakoram, l'Hindukush e l'Hymalaya, che sono le catene più alte della terra, formatesi quando l'India entrò in collisione con l'Eurasia, sono attraversati dalla Karakoram Highway, che percorriamo. Highway... proprio una parola grossa, qui frana tutto  molto frequentemente a causa dei ghiacciai che avanzano e si ritirano lasciando enormi morene, comunque noi proseguiamo imperterriti fra laghetti e arenarie coloratissime, finché compaiono alte catene innevate su cui svetta il Kongur (7719m). Ce lo lasciamo alle spalle e ad un certo punto si staglia davanti a noi il Muztagh Ata (7546m). Fra le due montagne si stende un lago azzurro e quieto, il Karakul. Sulla sponda, cavalli, cammelli, asini, ragazzini e una varia umanità che cerca di venderti qualunque cosa. Finalmente scendiamo dal bus e Patti, Pinu, Giusi e io ci allontaniamo. Certo che si fa una fatica bestiale, il fiato è cortissimo e i polmoni cercano aria, del resto siamo a 3800 m: ecco questo è il tetto del mondo, esige rispetto e silenzio, una contemplazione che si fa meraviglia nell'alzare gli occhi su quella montagna che si specchia maestosa nell'acqua e si circonda di piccole nuvole soffici.




Quando torniamo a Kashgar, un cielo pieno di stelle ci accoglie: la città vecchia è poco illuminata, ma è bello alzare il naso e guardare lassù.

10 agosto 1997

Oggi è il giorno dell'oasi di Turfan, nel bacino del Tarim, un deserto pietroso e inospitale, calore opprimente e vento che brucia gli occhi e toglie il fiato, un inferno di calore e polvere. L'oasi, però è un'oasi e in quanto tale offre verde e frescura. Peccato che per arrivarci si debbano attraversare plaghe abbandonate e rovine. In alcuni tratti ci sono grandi rocce scavate in grotte votive abitate dal 450 al XIII secolo da monaci buddisti, completamente affrescate in maniera ora semplice ora più elegante: sono le grotte del monastero di Bezelik. Fra le altre cose che vediamo mi colpisce particolarmente Yarkhoto, una città fondata nel periodo Han (206 a.C.-220 d.C.). Una via si inerpica fino ad un pianoro che si eleva come una fortezza naturale tra due valli e un antico palazzo domina da una collinetta tutta la città. C'è una luce strana sotto il cielo nuvoloso, da queste pietre emana il fascino sottile delle cose che si cingono di mistero: chi avrà abitato queste case, quali processioni si svolgevano lungo quest'ampia strada fino al tempio laggiù, quali principi avranno regnato su questa città privilegiata dalla natura per la sua posizione... ma ecco che ovunque ci sono fiamme, la gente piange, disperata, fugge portando con sé quello che può salvare dalle orde di Gengis Khan. Non ci sarà più Yarkhoto, non verrà mai più ricostruita, ma le sue torri silenziose e mozze resteranno per sempre.




Effettivamente l'oasi è un posto che pare una favola: all'improvviso ci troviamo immersi nel verde, fra cascatelle e laghetti di un bellissimo giardino, dove ci sono anche lunghi filari di viti. Mangiamo qui con tagliolini, confezionati con acqua e farina dalle donne che li tirano a mano come in un gioco di gomitoli e matasse sull'arcolaio. Sono conditi con verdure saltate, davvero buoni, e poi tanta uva e anguria fresche e dissetanti.




Alla fine di questa giornata saliamo su un treno che ci porterà a Liuyuan. Siamo stanchi e sporchi, ci troviamo una cuccetta e appena il treno parte, cullati dal suo dondolio, crolliamo addormentati nel giro di pochi minuti...


In tutto questo tratto di Cina, la cucina è semplice e decisamente povera e visto che è consigliabile mangiare solo cibi cotti, la scelta è estremamente ridotta. Il mio piatto preferito erano proprio i tagliolini con le verdure. Eccovelo servito.






TAGLIOLINI CON VERDURE 

240 g di tagliolini o noodles di grano
100 g di funghi champignons
2 cipollotti freschi
uno spicchio di verza
100 g di germogli di soia
1 pezzetto di zenzero fresco
olio
salsa di soia
salsa agrodolce

Pulite tutte le verdure e affettate i cipollotti e i funghi, tagliate la verza a listerelle. Fate saltare i cipollotti in uno wok con un cucchiaio d'olio, unite la verza e fatela cuocere unendo l'acqua necessaria. Quando si sarà intenerita, unite i funghi e lo zenzero grattugiato, quindi portate tutto a cottura. Intanto fate lessare i noodles in acqua poco salata, scolateli e uniteli alle verdure, padellateli qualche istante, condite con la salsa di soia e quella agrodolce e servite subito.

(Se non trovate la salsa agrodolce potete aggiungere dell'aceto bianco e una punta di zucchero)






Mi farà molto piacere se vorrete viaggiare con me in questo paese straordinario. Nel caso, lasciate i link delle vostre ricette nei commenti e aggiornerò l'elenco. A presto :)




tagliolini con verdure di un'arbanella di basilico
jiao zi, i ravioli cinesi di le tenere dolcezze di resy
spaghetti di soia alle verdure di zibaldone culinario
ravioli di gamberi al vapore con salsa al curry di zibaldone culinario
salsa agrodolce di zibaldone culinario
ba-bao-fan, il pudding di riso per il capodanno cinese di le tenere dolcezze di resy
pasta con maiale e verdure di un'arbanella di basilico
chinese tea eggs di crumpets and co
pollo in agrodolce di trattoria muvara
gamberi con cipollotti e salsa di soia di un'arbanella di basilico





Il menù di carnevale




27 gennaio 2016


Buongiorno a tutti, eccoci a una sola settimana di distanza dalla precedente uscita con un altro menù. Volevamo però offrirvi qualche idea per Carnevale, poi torneremo a uscire ogni 15 giorni come sempre. 






Ecco i nostri suggerimenti


L'antipasto è da Manuela: pasticcini salati 

Il primo è da Tania:  farfalle Arlecchino 

Il secondo è qui:  cosce di tacchino in porchetta con zucchine   

Il dolce è da Linda:  bomboloni al forno con nutella 






COSCE DI TACCHINO IN PORCHETTA CON ZUCCHINE

4 cosce di tacchino
200 g di pancetta tagliata fine
1 cucchiaio d'olio EVO
1 spicchio d'aglio
2 rametti di rosmarino
sale, pepe

per il contorno
4 zucchine
3 cucchiai d'olio EVO
1 spicchio d'aglio
sale, pepe

Togliete la pelle alle cosce e strofinatele con sale e pepe, avvolgetele nella pancetta e mettetele in una teglia appena unta d'olio. Spolveratele con il rosmarino sfogliato e aggiungete l'aglio in camicia. Cuocete in forno a 200° per 30-35 minuti. Intanto lavate le zucchine e spuntatele, quindi riducetele in dadolata. Scaldate in una padella antiaderente l'olio con lo spicchio d'aglio schiacciato, lasciate insaporire, quindi unite le zucchine e fatele saltare finché saranno ben colorite, aggiustando di sale e pepe. Servite le cosce di tacchino croccanti con le zucchine.


Un abbraccio, a presto e buon divertimento :)